Giornata mondiale delle Api. Il contributo delle donne in apicoltura

Felice Giornata mondiale della Api!

Mentre una volta era un mestiere perlopiù maschile, oggi le donne apicoltrici sono in aumento e seguono tutta la filiera. Ecco perché, in occasione di questa giornata così importante per l’ambiente e per la nostra sopravvivenza, vogliamo condividere con i nostri lettori l’esperienza professionale e la delicata passione di alcune di queste donne che stanno facendo dell’apicoltura un mestiere sempre più rosa.

Lidia Gentile, Apicoltrice dell’Apiario di Comunità di Castel del Giudice (Molise)

lidia gentile

Lidia Gentile, apicoltrice

Come è nata la sua passione per l’apicoltura?
Mi sono riavvicinata al mondo delle api perché, quando ero piccola, il mio papà possedeva circa una ventina di arnie. Per lui era una pura passione, ed io conservo dentro di me questo ricordo di odori, sapori, suoni ed allegria familiare che mi fa stare bene. E quando a Castel del Giudice si è messo su il primo corso di base per apicoltori non ho esitato ad iscrivermi.

Cosa significa per lei lavorare in questo ambito?
Noi a Castel del Giudice, in questo progetto di Apiario di Comunità, lavoriamo davvero con uno spirito diverso, fatto di collaborazione e sostegno, anche psicologico, nel senso che in certi momenti in cui ci si può trovare in una condizione di scoraggiamento, trovi sempre una parola che ti risolleva. Come cita un antico proverbio indiano, “da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontani!”.

Come e in che modo è cambiato il suo rapporto con la natura?
Il mio rapporto con la natura è cambiato ben poco, perché ho la fortuna di vivere in un piccolo paese dove la natura ed il rispetto per essa fanno parte del nostro vivere quotidiano. Sicuramente quando sono in apiario e osservo le api ed il loro instancabile lavoro, le ammiro ed apprezzo ancora di più, perché tanti prodotti che noi mangiamo sono proprio il risultato del grande lavoro di impollinazione che loro svolgono.

Cosa l’ha spinta a scegliere questo mestiere?
In questo periodo di emergenza sanitaria, l’apicoltura sta facendo il suo corso perché se per noi uomini è stato ed è ancora un periodo molto difficile, per le api ed in generale per tutto il mondo animale e vegetale, credo che invece sia un periodo formidabile perché hanno potuto riprendere un po’ la loro parte di mondo!

Quali sono le principali problematiche che si possono riscontrare allevando api?
Certo, allevare le api non è da tutti. È un mondo curioso che ti deve coinvolgere davvero tanto, tutto da osservare e da studiare. Oggi giorno non è più come prima, dove forse solo la passione e la buona volontà ti faceva essere apicoltore. Ora è necessario avere una preparazione perché sono purtroppo tante le problematiche alle quali ci si trova a dover affrontare in campo apistico e senza aver studiato e senza aver una buona preparazione di base non si può gestire un apiario nel modo corretto. Ricordiamoci che le api non sono robot ma esseri viventi e come tali, a volte, i loro comportamenti non sono sempre prevedibili. Il progetto messo in campo a Castel del Giudice è davvero ambizioso perché si lavora cooperando con oltre 30 nuovi apicoltori, ma sono certa che ce la faremo, perché il nostro punto di forza è proprio il piacere di condividere questa esperienza con persone che, come me, vogliono credere e puntare su un mondo in cui la natura diventi la nostra compagna di vita.

Sonia Petrarca, Tecnico della Cooperativa Apistica CoNaProA (Campania)

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Sonia Petrarca, apicoltrice

Come è nata la sua passione per l’apicoltura?
A seguito degli studi presso la Facoltà di Agraria, imbattendomi nel corso di apicoltura sono stata affascinata dalla complessità e dall’organizzazione del “superorganismo alveare”; da qui è scaturita una diversa consapevolezza di quanto sia difficile, ma intrigante, trovare il giusto compromesso tra l’aspetto produttivo a quello naturalistico.

Come e in che modo è cambiato il suo rapporto con la natura?
Il ruolo degli impollinatori, e dell’ape in particolare, mi ha resa gradualmente più consapevole rispetto al funzionamento degli ecosistemi e pertanto, dell’importanza della tutela e conservazione della biodiversità alla base delle quali vi è, soprattutto, la salvaguardia delle api autoctone.

Quali sono le principali problematiche che si possono riscontrare allevando api?
L’apicoltura, a mio avviso, rappresenta un’attività in cui non si evidenzia una diversità di genere.  In passato questo settore, oltre ad essere marginale, risultava prettamente di carattere maschile. Oggi possiamo dire che non è più così e pertanto i reali problemi che si riscontriamo non hanno sesso; tra questi si annoverano problemi di carattere sanitario, avversità climatiche nonché difficoltà nell’individuare sia mercati remunerativi delle produzioni, sia compensazioni per le esternalità positive che l’apicoltura produce (servizi ecosistemici).

Lucia Sollazzi, Apicoltrice professionista (Lazio)

Come è nata la sua passione per l’apicoltura?
Per caso. Quando ho conosciuto mio marito, apicoltore dal 1982, mi sono avvicinata per la prima volta a questo mondo. All’inizio, confesso di averlo fatto con scetticismo e timore. Poi, pian pianino, la straordinaria organizzazione sociale delle api e la loro capacità di lavorare tutte insieme per il bene comune, hanno fatto scattare una molla dentro di me, che mi ha reso sostanzialmente ape-dipendente. Non ne posso fare più a meno!

Cosa significa per lei lavorare in questo ambito?
Significa lavorare in proprio, a contatto con la natura, proprio come sognavo da bambina. E tutto questo lo hanno reso possibile le api. Le api, poi, mi hanno insegnato l’importanza della condivisione e del lavoro in squadra; mi hanno fatto capire loro, che sono la cooperativa meglio organizzata al mondo, il perché lavorare in cooperativa è certamente meglio che lavorare singolarmente.

Come è cambiato il suo rapporto con la natura?
Rispetto e curiosità. Così descriverei il mio approccio con la natura da quando sono diventata apicoltrice.

Cosa l’ha spinta a scegliere questo mestiere?
L’apicoltura è indubbiamente un’attività che esce fuori dagli schemi tipici del lavoro tradizionale. Sostanzialmente non c’è nulla di scontato. Noi abbiamo a che fare con la natura, con esseri viventi, che hanno continuamente comportamenti diversi a seconda dell’evoluzione di innumerevoli e non programmabili variabili. Dunque è come venire messa alla prova ogni giorno. Ecco, la biodiversità dell’attività apistica è l’elemento più affascinante che mi ha fatto scegliere questo mestiere.

lucia sollazzi

Lucia Sollazzi, apicoltrice

Come sta andando l’apicoltura in questo periodo di emergenza sanitaria?
Noi non ci siamo mai fermati. Anzi, non ci siamo mai potuti fermare. Sia perché il Governo ci ha definito, al pari dell’intero comparto agricolo, settore essenziale, sia perché era indispensabile continuare a rifornire i clienti di miele ma anche e soprattutto perché le api, per fortuna, continuano lo sviluppo del loro ciclo biologico, indipendentemente da ciò che sta succedendo a noi umani. Certo, abbiamo risentito di un clima surreale, che mai avremmo immaginato di vivere ora che siamo nel ventunesimo secolo ed in uno dei paesi più avanzati al mondo. Ci stiamo abituando ad un modo diverso di relazionarci con gli altri, con i nostri collaboratori ad esempio. Noi non abbiamo catene di montaggio a postazioni fisse. Il nostro lavoro è un continuo movimento, che spesso ci vede impegnati a lavorare “gomito a gomito” con il personale. In questo senso siamo impegnati a rivedere i nostri modelli organizzativi. Inoltre abbiamo dovuto accelerare di molto la nostra capacità di lavorare con l’ICT, aspetto sul quale scontiamo un po’ di ritardo. Ma come si sente dire convintamente in giro, anche noi diciamo, altrettanto convintamente, che “ce la faremo”.

Quali sono le principali problematiche che si possono riscontrare allevando api?
L’apicoltura è un settore considerato economicamente marginale. La sua importanza trasversale, quantificata in oltre 153 mld di euro a livello globale (dato risalente al 2005 e sicuramente, ad oggi, sottostimato), ancorché universalmente riconosciuta, non è tenuta nella debita considerazione quando le amministrazioni pubbliche definiscono le politiche di sviluppo a qualsiasi livello. Questo significa, ad esempio, poche risorse per la ricerca dedicata al settore per approfondire le criticità che ci limitano nella produzione e per trovare soluzioni che abbiano un rapporto sostenibile tra costi e benefici. Siamo, dunque, obbligati e oramai abituati a dover fare da soli. Dobbiamo inventarci giorno per giorno le soluzioni tampone ai nostri problemi per mantenere un livello minimo di competitività per le nostre aziende. Questa forse è la difficoltà maggiore. Non avere un supporto adeguato da parte della ricerca scientifica, pubblica e privata. E poi scontiamo sul mercato la difficoltà a competere con prodotti indifferenziati, di dubbia provenienza e scarsa qualità, che arrivano dall’estero dove le norme che regolano la sicurezza alimentare delle produzioni agricole non sono nemmeno paragonabili a quelle in vigore in Italia.


Valentina Rotatori, Apicoltrice professionista (Lazio)

Come è nata la sua passione per l’apicoltura?
Sono cresciuta immersa nel mondo delle api, tuttavia ho deciso che sarebbe diventato il mio lavoro di ritorno da un periodo vissuto in Australia. L’aria di libertà respirata “a testa in giù” nell’emisfero australe mi ha convinto che non avrei potuto vivere di altro.

Cosa significa per lei lavorare in questo ambito?
L’apicoltura è crescita, espansione, sviluppo ma è anche un mondo di collaborazione, come ci insegnano le api, il tutto immerso nei profumi dell’alveare.

Come e in che modo è cambiato il suo rapporto con la natura?
Essere apicoltrice mi ha trasformato da incantata spettatrice ad attiva collaboratrice delle indiscusse protagoniste del nostro ecosistema: le api.

Come sta andando l’apicoltura in questo periodo di emergenza sanitaria?
L’emergenza sanitaria è arrivata in Italia nel momento di massimo sviluppo degli alveari. Fortunatamente le api non hanno risentito dei problemi legati al coronavirus ma anzi hanno beneficiato di un andamento stagionale tendenzialmente positivo, restituendo a noi apicoltrici ed apicoltori preziosi momenti di speranza in un periodo così buio.

Quali sono le principali problematiche che si possono riscontrare allevando api?
Tolti i problemi legati al meteo, al mercato del miele, alla burocrazia sempre crescente, nonché alle patologie, ai furti, agli incendi, ai parassiti e ad altri fattori che minacciano gli alveari, resta un mondo fantastico. Non per questo si può pensare di allevare le api improvvisandosi, senza studiare, senza analizzare attentamente ogni scelta, calandola nel contesto. È facile commettere errori affrontando il proprio lavoro senza confrontarsi con gli altri. Bisogna accogliere suggerimenti, fare squadra, cooperare, soprattutto se si è donna, in un mondo di uomini. Come l’alveare, che va in un’unica direzione, facendo a volte anche un po’ di rumore per il bene di tutti!

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