Dott.ssa Monica Martino. L’alimentazione in età geriatrica

L’invecchiamento è un processo naturale che nel tempo riduce la resistenza allo stress e aumenta la suscettibilità a svariate malattie. Più precisamente, l’invecchiamento si può definire come una regressione delle funzioni fisiologiche che si accompagnano all’avanzare dell’età.

Carta d’identità e nutrizionale dell’anziano

Il termine “anziano” comunque in sé per sé è un po’ troppo generico come la stessa classificazione di terza e quarta età per collocare le fasce d’età geriatriche. Non potendo quindi definire in modo efficace l’età biologica, possiamo comunque distinguere almeno due tipologie di anziani: l’anziano cosiddetto “anagrafico” e l’anziano “biologico”.

Per anziano anagrafico ci riferiamo a un soggetto che ha superato i 65 anni e che all’atto pratico non presenta quasi nessuna differenza rispetto a un soggetto di 50-60 anni. La sua alimentazione avrà come scopo quindi quello di favorire un invecchiamento in buona salute, tenendo comunque conto dei cambiamenti fisiologici con l’avanzare dell’età. Un’alimentazione corretta, in grado di assicurare un adeguato apporto di energia e nutrienti, può infatti condizionare positivamente l’andamento dell’invecchiamento come per esempio il mantenimento di una buona efficienza delle funzioni cognitive e di un discreto livello di attività fisica e autonomia.

L’anziano biologico, invece, è un soggetto che ha ormai superato i 75 anni di età, spesso (ma non sempre) affetto da diverse patologie, inizia a presentare una minore efficienza delle funzioni cognitive e una graduale perdita dei livelli di autonomia. La sua fragilità sta soprattutto nel non semplice recupero della forma fisica, anche di fronte a patologie di lieve entità, e ancor di più dello stato psicologico. L’anziano biologico quindi potrebbe aver necessità di ricoveri (reparti per acuti, riabilitazione geriatrica) o assistenza domiciliare. Tale fragilità si accompagna spesso anche a una malnutrizione per perdita di appetito.

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Fattori e cambiamenti che possono interferire con lo stato di nutrizione

Lo stato di nutrizione di una persona, sintesi del comportamento alimentare e della risposta da parte dell’organismo, dipende sostanzialmente dall’interazione di tre componenti: ambiente fisico (clima, abitazione, condizioni igienico sanitarie, alimenti), ambiente culturale (linguaggio, religione, psicologia, scolarità), ambiente socio-economico (lavoro, stato o transizione sociale, disponibilità economiche). Negli anziani, in particolare, è necessario includere in questa lista anche l’influenza di diverse situazioni che vanno dai cambiamenti (età correlati) della propria composizione corporea, del metabolismo e delle funzionalità fisiologiche, della variazione del fabbisogno di energia e nutrienti, l’interferenza di malattie o di somministrazioni multiple farmacologiche nell’assimilazione e biodisponibilità degli alimenti.

A livello prettamente fisico, durante l’invecchiamento si nota una progressiva riduzione della massa magra metabolicamente attiva e un incremento della massa grassa. La massa magra tra i 20 e i 70 anni diminuisce anche del 40% e tale riduzione è differente negli uomini e nelle donne: nei primi inizia dopo i 30 anni contro i 50 anni nelle seconde. Nella donna si riscontra una riduzione meno marcata anche a causa dalle variazioni ormonali che caratterizzano la menopausa, le quali avvengono a una età non rigidamente determinata.

Comunque sia, la riduzione della massa magra dipende soprattutto dal progressivo disuso, con il passare degli anni, dell’apparato muscolare e per l’alterazione del metabolismo proteico muscolare; inoltre bisogna mettere in conto una minor replicazione delle cellule in sostituzione di quelle danneggiate di organi e apparati e una riduzione della disponibilità di aminoacidi per la sintesi proteica. La sarcopenia, ovvero la riduzione della massa muscolare scheletrica, è un fenomeno fisiologico e progressivo nell’età geriatrica ed è correlata a un aumento della disabilità fisica e del rischio di cadute, alla riduzione del metabolismo basale, della densità ossea, della sensibilità all’insulina e della capacità aerobia. Alla sarcopenia è legata anche una diminuzione dell’acqua totale corporea, importante per lo svolgimento di importati funzioni cellulari, dovuta anche a un minore stimolo alla sete e minore introito di cibi naturalmente contenenti acqua.

Di contro, la massa grassa tende a redistribuirsi, accumulandosi sul tronco e intorno agli organi presenti nella cavità addominale, e questo fenomeno è associato a una maggiore incidenza nel tempo di malattie dismetaboliche, cardiovascolari e neoplastiche.

L’invecchiamento comporta in molti casi anche un’alterazione della tolleranza al glucosio a causa della progressiva insulino-resistenza e quindi con rischio maggiore di stati di ipoglicemia a seguito di periodi di digiuno. Inoltre viene riscontrato anche un accumulo, in numerosi organi, di proteine modificate le cui proprietà funzionali sono alterate con conseguente minore efficienza delle vie metaboliche in cui sono implicate

Molti studi hanno concordato che a partire dai 60 anni si ha una progressiva alterazione della sensazione di fame e un’incapacità del soggetto a rispondere adeguatamente a uno stress alimentare: avremo quindi possibile alternanza di sovra o sottoalimentazione, nutrizione con diete con pochi e sempre gli stessi alimenti… Insomma, situazioni dove un recupero di uno stato di nutrizione adeguato si presenta molto problematico. Malgrado anche la presenza di una quota rilevante di soggetti anziani obesi, il principale problema nutrizionale in età senile è rappresentato dalla riduzione dell’introito alimentare e dalla perdita di una motivazione a mangiare. Diverse sono le motivazioni, tra cui problematiche sociali (indigenza, solitudine, isolamento sociale), psicologiche (depressione spesso associata alla perdita di un ruolo sociale), fisiologiche (riduzione del senso della fame, precoce comparsa della sensazione di sazietà) e spesso dalla riduzione dei sensi del gusto e dell’olfatto.

Fabbisogni in nutrienti ed energia in età geriatrica

Di seguito si elencano i fabbisogni nutrizionali più importanti per una buona funzionalità dell’organismo dell’individuo in età geriatrica:

  • Energia: Il dispendio energetico si riduce con l’età, a partire dai 50-60 anni, con lenta riduzione del metabolismo basale; il minor fabbisogno energetico è essenzialmente dovuto alla minore attività fisica.
  • Acqua: l’acqua corporea totale diminuisce con l’invecchiamento in relazione alla diminuzione della massa magra e la soglia di percezione della sete è più alta; inoltre l’eliminazione delle scorie necessita di una maggiore quota d’acqua e quindi si è calcolato che il fabbisogno giornaliero è di circa 1.5 L di acqua.
  • Carboidrati e grassi: il bilanciamento tra carboidrati e grassi rimane sostanzialmente invariato nell’età geriatrica. È comunque importante, per la minore tolleranza agli zuccheri, che nell’alimentazione vengano preferiti carboidrati complessi (a minore velocità di assimilazione).
  • Proteine: nell’individuo anziano la sintesi delle proteine per i fabbisogni dell’organismo è molto ridotta e secondo le direttive dei LARN (Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia) prevedono un apporto proteico variabile tra i 0.75 e 1.25 g/kg (peso corporeo); nella scelta delle proteine bisogna privilegiare quelle ad alto valore biologico da bilanciare comunque con un apporto energetico adeguato dato dai carboidrati complessi.
  • Vitamine: gli apporti consigliati in sostanza non differiscono da quelli previsti per i soggetti più giovani e studi approfonditi segnalano aumentati fabbisogni soprattutto per le vitamine B6, B12 e D. Ciò nonostante bisogna sottolineare che il soggetto anziano è comunque a rischio per carenze vitaminiche, specialmente di vitamine del gruppo B (B1, B2, B6, folati), C, D ed E, dovuto spesso a fattori di stress o a interazione con alcune classi di farmaci. Tali carenze comportano stati di anoressia, alterazioni dello stato cognitivo, sindromi depressive, osteoporosi, anemie e difese immunitarie deficitarie.
  • Oligoelementi e sali minerali

Anche per quanto riguarda questa categoria di micronutrienti, gli apporti consigliati sono sostanzialmente simili a quelli per classi di età più giovani, comunque con le dovute distinzioni:

  • Calcio: la perdita è fisiologica con il progredire dell’età e maggiorente percepibile in caso di osteoporosi o comunque per un minor apporto tramite il cibo; un aumentato apporto (anche con integratori) non limita la perdita ossea ma ne tampona i vari processi implicati.
  • Magnesio: gli apporti alimentari sono spesso non sufficienti e le carenze sono dovute anche a insulino-resistenza, ridotto assorbimento intestinale e maggiore eliminazione tramite i reni; la sua importanza è legata ai molti processi fisiologici e reazioni immunitarie in cui è implicato, quindi è necessario mantenere un buon apporto variabile tra i 150 e i 500 mg/giorno
  • Sodio e potassio: è necessario far attenzione all’apporto di sodio per le sue impicazioni con il sistema cardiocircolatorio mentre un aumentato apporto (sotto indicazione medica) di potassio aiutano nel controllo della pressione arteriosa
  • Ferro: il fabbisogno è pressoché simile tra anziano e giovane e una sua carenza o eccesso è facilmente correlabile a eventuali patologie in corso
  • Zinco: la carenza è quasi sempre dovuta a un minor apporto alimentare di proteine di origine animale, al minor assorbimento intestinale o a causa di alcune patologie oppure ancora per interferenza da parte di alcune classi di farmaci; la sua presenza è importante, per esempio, nella cicatrizzazione delle ferite, nella modulazione della funzione gustativa, nelle difese immunitarie e per una buona funzionalità cognitiva
  • Selenio: è importante per difendere l’organismo dallo stress ossidativo e negli anziani gli apporti sono spesso insufficienti
  • Cromo: il fabbisogno aumenta con l’avanzare dell’età e un minor apporto può comportare alterazioni del metabolismo degli zuccheri
  • Fibra alimentare: gli apporti consigliati sono quasi gli stessi per i soggetti più giovani; comunque è necessario tenere conto dei fenomeni di stipsi intestinale, frequenti negli anziani, e della possibile interferenza nell’assorbimento di alcuni nutrienti.

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Riassumendo, i fabbisogni energetici e nutrizionali risultano così modificati: aumentato fabbisogno di acqua; ridotto fabbisogno energetico con un bilanciamento tra carboidrati e grassi quasi invariato; apporto proteico da controllare in base alle effettive necessità e correlandolo con il fabbisogno energetico fornito dai carboidrati complessi; fabbisogno di vitamine, oligoelementi, sali minerali e fibra sostanzialmente invariati.

In conclusione, tali fabbisogni dovrebbero essere preferibilmente soddisfatti attraverso un’alimentazione il più possibile variata e il regime dietetico più indicato è sicuramente la dieta mediterranea, la quale è bilanciata a livello di macro e micronutrienti, oltre ad apportare giovamento alle funzionalità cognitive grazie alla mediazione nei meccanismi fisiologici da parte di diversi componenti dietetici (acidi grassi insaturi, micronutrienti, olio di oliva). È comunque importante associare un buon piano alimentare all’attività fisica, compatibile con le condizioni di salute del soggetto anziano. Qualora la semplice alimentazione non sia sufficiente ad assicurare un buon apporto in nutrienti ed energia, potrebbe essere necessario integrarla con supplementazioni specifiche, tenendo conto dei fattori che possono favorire o meno la biodisponibilità del nutriente stesso a livello cellulare.

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L’articolo è a cura della dott.ssa Monica Martino, Biologa e Consulente per aziende agroalimentari e Food Blogger.

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